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SALVIAMO IL DIZIONARIO BIOGRAFICO DEGLI ITALIANI
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NOTIZIE, CONTRIBUTI E RASSEGNA STAMPA
«Non la tocchi, per carità. È un ' importante installazione artistica», scherza Tullio Gregory indicando il cumulo di libri, carte e opuscoli che svetta nell' atrio della sua grande casa. In analoghe "installazioni artistiche", che incrociano l' Arcimboldo e Borges, ci si imbatte nelle sale successive, circa trentamila volumi distribuiti secondo una misteriosa mappa di cui solo lo studioso possiede la chiave. «Là i classici della Utet, un patrimonio immenso che quei "cafonacci" della De Agostini hanno voluto distruggere. Un po' più a sinistra, i mille volumi della universale Laterza. Leggo di tutto: se avessi solo un po' di memoria, sarei un uomo colto», civetta Gregory, che nella sua biografia di storico della filosofia incrocia l' aristocrazia intellettuale d' Occidente, incarichi prestigiosi all' Ecole Pratique des Hautes Etudes e al Collège de France, alla British Accademy di Londra e all' American Accademy of Arts and Sciences di Cambridge. Però l' unico riconoscimento cui fa accenno con orgoglio mal dissimulato è il premio Marietta 2009. «Non sa chi è Marietta?», si mostra incredulo. «Era la cuoca di Pellegrino Artusi». Oltre che "libridinoso", come gioca nell' autoritratto, anche esigente gourmet. Dei suoi ottant' anni - classe 1929 - sessanta li ha trascorsi alla Treccani. Membro del consiglio scientifico, è direttore delle sue opere più prestigiose. Dell' Istituto dell' Enciclopedia conosce vizi e virtù, avendo visto passare sei presidenti - da Gaetano De Sanctis a Giuliano Amato-e le principali firme della cultura italiana. Ha sopportato molte nefaste profezie, ma quest' ultima - espressa su Repubblica da Donald Sassoon - proprio non gli va giù. «L' enciclopedia tradizionale condannata da Wikipedia all' estinzione? Non diciamo sciocchezze». Rimane il fatto che le sue voci sono immodificabili, mentre in rete l' aggiornamento è continuo. «Ma io nella Treccani o in altre grandi opere non cerco di certo l' informazione del giorno per giorno. Io cerco l' organizzazione critica del sapere, che prescinde dal quotidiano. Quello storico di Diderot e D' Alembert si chiama dizionario ragionato. Ecco: l' enciclopedia offre un sapere selezionato e organizzato; Wikipedia soltanto informazione e notizie». Non sempre affidabili, come lei ha denunziato in diverse occasioni (la sua critica è riportata fedelmente nella voce "Gregory" di Wikipedia). «Senta, se voglio sapere qual è il cambio dell' euro in dollaro, consulto Wikipedia. Ma se voglio conoscere l' economia dell' euro, mi rivolgo all' enciclopedia e alla sua bibliografia. Questo vale per tutti i campi. Per conoscere la discussione sui fondamenti del diritto, lei digita Wikipedia o preferisce un saggio di Natalino Irti? O per approfondire i problemi giuridici della Second Life, cosa fa: consulta l' enciclopedia elettronica o sceglie uno scritto di Stefano Rodotà?». Irti e Rodotà, senza esitare. «Ecco. Gli scritti di Irti e Rodotà li si può trovare nella nuova enciclopedia pubblicata dalla Treccani, XXI Secolo, in tutto sei volumi: i primi tre saranno distribuiti a settembre. Una grande opera che investiga i problemi già emersi nel primo decennio della nuova era: dalla comunicazione all' arte, dalla politica alle neuroscienze. Abbiamo già avuto tremila prenotazioni. Dovrà ammetterlo anche Sassoon: l' enciclopedia non è un prodotto superato». Però anche il presidente Amato recentemente ha denunciato la difficoltà della Treccani e dei suoi prodotti tradizionali. «Che l' enciclopedia sia in crisi è un dato oggettivo. C' è una curva discendente nella vendita delle grandi opere, che riguarda tutto il mercato europeo. Ma la soluzione non è certo nella loro soppressione o nel semplice trasferimento in rete. Lo stesso Amato rileva che l' online non ha un sufficiente rendimento economico di copertura». Qual è la soluzione allora? «Bisogna trovare nuove formule, legate anche alla rete. Si tratta di coniugare la carta stampata, che è il fondamento solido della cultura, con attività online di orientamentoe aggiornamento. In sostanza, la banca dati della Treccani dovrebbe essere organizzata in modo tale da permettere di scegliere - a chi si sta dedicando in rete a Tommaso Campanella - tra la voce di Luigi Firpo, dotta e lunghissima, e la voce breve della Piccola Treccani. Il dato fondamentale è che il supporto elettronico non cancella quello cartaceo». E la grande enciclopedia Treccani: ha ancora senso tenerla sul mercato? Amato l' ha liquidata come "costosa" e "ingombrante". «Bisogna ripensarla. Io sono persuaso che, da cinquantaquattro volumi, una nuova grande enciclopedia Treccani possa essere contenuta in un' edizione di quattordici, completati da supporti informatici. E poi bisogna avere idee. Il dizionario dei neologismi è andato a ruba, nonostante lo scetticismo degli agenti. Sono andate esaurite anche le prime edizioni dei supplementi della Piccola Treccanie del Lessico Universale». La sensazione diffusa è che negli ultimi anni la Treccani non abbia brillato per fervore creativo. Di recente Galli della Loggia ha definito l' istituto "l' ombra di se stesso". «L' espressione è un po' forte, ma Galli non ha tutti i torti. La sua critica andrebbe estesaa quasi tutte le fondazioni culturali, sfigurate da un comune appannamento. Bisognerebbe avere più coraggio e sfidare i trionfi di un aziendalismo che ovunque non considera più la cultura un investimento e un dovere. Noi poi siamo un istituto di alta cultura, solo in parte una casa editrice: la politica puramente manageriale dei tagli non è quella più adatta. La cultura è di per sé selettiva. Pensi al valore delle nostre illustrazioni, uniche per pregio e qualità della stampa. Il nostro amministratore delegato Franco Tatò si lamenta che costano troppo: ma è inevitabile che sia così». Un' accusa che viene rivolta all' Istituto è di non avere difeso con convinzione il sapere enciclopedico. «Un' accusa fondata. Rispetto alla flessione delle vendite delle enciclopedie, non siamo stati solleciti nel programmare opere alternative». Permane poi la singolare struttura della Treccani. «Sì, una società per azioni giudicata dai giuristi "anomala"». Per il controllo del potere politico? «No, un momento. È vero che il presidente dell' Istituto viene nominato dalla presidenza della Repubblica su designazione del premier, ma il nostro è rimasto un grande spazio di libertà. Non ho mai ricevuto una telefonata di protesta per i nostri ritratti politici. Il problema è semmai nella commistione tra le fondazioni bancarie non profit ed enti profit. Le banche che buttano un' infinità di soldi per volumi osceni da regalare a fine anno ai clienti potrebbero investire con più lungimiranza nella cultura». Perché un lettore dovrebbe privilegiare le opere della Treccani rispetto ad analoghi lavori di altre case editrici? «Per il controllo. Nessuna voce enciclopedica viene da noi pubblicata nella stesura che arriva in redazione. Personalità anche autorevoli possono copiare da internet, o da se stesse. Noi ce ne accorgiamo, e costringiamo alla riscrittura. Nessuno s' è mai rifiutato». -
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