"Liberal", 23 ottobre 2009, p.12
La memoria comune
dell'identità italiana si rispecchia nella grande enciclopedia e, in
particolare, nel suo storico catalogo «Bibliografico» quello che
ricostruisce le trame e le opere, le utopie e le illusioni dei
nostri concittadini più illustri. Insomma, tutto ci che il nuovo
presidente Giuliano Amato vuole cancellare
Se la Treccani si perde nella Rete
di Francesco Lo Dico
Il dizionario diventerà una
Wikipedia con eventuali collaborazioni gratuite da parte di chi
vorrà raccontare (a suo modo) la storia del nostro Paese: è la fine
di un mito
Provate a immaginare un'opera
colossale, capace di raccogliere le storie di tutti gli italiani
illustri che hanno messo piede sul suolo patrio dalla caduta
dell'Impero romano d'Occidente a oggi. A occhio e croce, un casting
impossibile, da farsi tra più di mille e cinquecento anni di storia.
Se intuite che si può fare, ma in pratica è impossibile, avete
puntato sul filosofo sbagliato. Perché in barba a Kant, e all'uso
empirico della ragione, Giovanni Gentile ideò nel 1925 il Dizionario
biografico degli italiani. Ma da bravo idealista, affidò la
compilazione dell'immane papello a Fortunato Pintor e Arsenio
Frugoni. Il risultato fu che ci vollero quindici anni. Si approntò
uno schedario immenso, da cui furono selezionati 40mila compaesani
degni di nota. Metterli in fila, raccontandoli uno per uno, avrebbe
richiesto la bellezza di cento volumi, esclusi supplementi e
appendici. Numeri fuori da ogni logica? Forse. Fatto sta che nel
1960, il primo tomo del Dbi parte del progetto enciclopedico
Treccani, viene dato alle stampe. E da allora, fino ad oggi, ne sono
stati pubblicati altri settantadue. Quest'anno si è giunti alla
lettera M. Ma ecco che, più o meno nel mezzo del cammino, il
Dizionario finisce in una selva oscura.
Tutto comincia pochi giorni fa,
con un appello firmato da decine di studiosi. Denunciano che negli
ultimi mesi è stata sospesa l'assegnazione delle voci biografiche
dei futuri volumi. La preoccupazione è che «tale decisione possa
preludere alla chiusura dell'opera o alla sua trasformazione in un
prodotto diverso, di minore valore scientifico». Dietro la decisione
c'è lo zampino di un italiano illustre. Vedere alla lettera A di
Giuliano Amato, nuovo presidente della Treccani. Possibile che il
Dizionario chiuda i battenti? Il panico si diffonde. «Sospendere il
Biografico? Mai detto e mai pensato», fa sapere l'ex presidente del
Consiglio. Tutto tranquillo, allora? Non proprio, perché a proposito
del Dbi, Amato spiega: «Io arrivo alla Treccani da neopresidente e
mi trovo dinanzi questa Salerno-Reggio Calabria della storia
culturale italiana. Cominciata nel 1960, dopo cinquant'anni siamo
ancora alla voce Giulietta Masina : una storia infinita. Il mio
obiettivo è abbreviarne i tempi». La metafora autostradale evoca
cupi scenari di sprechi e parassitismi proverbiali. Inevitabile
pensare al presidente della Treccani, negli scomodi panni di un
Caronte dagli occhi infuocati, che picchia col remo colui che si
adagia. Possibile che sarà un uomo colto come Amato a traghettare
all'Inferno la cultura italiana? A sentire lo storico Carlo Ginzburg
(un'idea grottesca») e i vertici di Italia Nostra (d'ennesimo colpo
alla cultura e al sapere scientifico», sembra di sì. L'idea di Amato
consiste nello spostare tutte le voci biografiche, a oggi affidate a
studiosi di ogni parte del mondo su decisione della redazione del
Biografico, sull'on line. Dalla M alla Z, tutti i personaggi
ritardatari sono cioè pregati di cercarsi un autore per conto
proprio. Chiaramente gratis, e in modalità random. Entro gennaio la
redazione del Dizionario dovrà fornire perciò il lemmario contenente
tutte le voci. Poi l'elenco verrà pubblicato sul sito della
Treccani, e dopo di che si aprono le danze. Chi vuole compila, su
modello Wikipedia? Orrore, cinquant'anni di lavoro buttati. In
realtà non è proprio così. «La lista degli studiosi volontari e
successivamente le voci redatte saranno sottoposte al vaglio di
Caravale (direttore del Dizionario biografico. ndr.) e della sua
redazione: è qui la sostanziale differenza rispetto a Wikipedia»,
rassicura il presidente Amato. Sì, ma che cosa succede agli italiani
illustri, che per sono in pochi a conoscere? Restano nel limbo? E il
momento di fare chiarezza. «Le voci scritte sull'on line, saranno
esaminate dai nostri redattori spiega a liberai il direttore del
Dizionario, Mario Caravale e l'iniziativa potrebbe in effetti
accelerare la conclusione dell'opera. Siamo disponibili a
sperimentare questa soluzione, ma anche se nel merito si tratta di
una proposta condivisibile, sorgono alcuni interrogativi sul
metodo».
Per capire come funziona la
macchina del Dizionario, bisogna pensare a una specie di ateneo in
miniatura, suddiviso in Dipartimenti. Le trenta persone che
presiedono al progetto, sono suddivise in aree di competenza: Storia
medievale, moderna e contemporanea, Storia dell'Arte, Storia delle
Scienze e Storia della Musica. Per ciascun personaggio in lista
d'attesa nel lemmario, la commissione individua uno studioso che
abbia mostrato profonda conoscenza dell'italiano in questione. E,
per la modica cifra di quaranta euro a cartella lorde, un quinto
circa di quanto occorre per pagare una notiziola di gossip, il
professore redige la voce. Ma chi immagina che a questo punto il
gioco è fatto, deve ricredersi, perché è qui che inizia il vero
lavoro dei dipartimenti biografici. Ciascun saggio, prima di avere
l'imprimatur, deve infatti affrontare una vera e propria odissea
processuale. Ogni singola parola che articola la voce, affronta cioè
sei gradi di giudizio . Revisioni, controlli, incroci, refusi. Nulla
può sfuggire. Dato che negli ultimi quindici anni sono stati
pubblicati trenta volumi, per un totale di settecento voci l'anno, i
conti sono presto fatti. Presso la redazione del Dizionario, si dà
via libera a più di settanta voci al mese. E ciascuna ha affrontato
l'esame dei componenti per sei volte. Una fatica di Sisifo. Non è
che, come sempre succede ai confini della dignità umana, ci sono di
mezzo i precari? Bingo. «In redazione abbiamo tre dipendenti che
hanno accettato il contratto di solidarietà, per il resto si tratta
di lavoratori flessibili», conferma Caravale. E in effetti la
schiena di questi lavoratori è ben flessa: mille euro al mese. E
proprio qui nasce il busillis. «La decisione di Amato può essere
applicata solo a condizione che il nostro personale venga ampliato e
consolidato spiega il direttore del Dizionario Infatti non c'è stato
nessun contrordine in merito al nostro lavoro ordinario. Noi
continueremo cioè a mandare avanti la compilazione dei lemmi, in
ordine alfabetico, e la loro valutazione. Il problema è che dovremo
farci carico anche delle voci che vengono compilate on line dagli
studiosi che si offrono volontari».
E il quadro, si fa a questo punto
inquietante. Perché la conclusione accelerata della "Salerno Reggio
Calabria", non solo graverà sulle spalle degli attuali dipendenti a
progetto. Ma rispetterà alla lettera la nozione di contratti a
termine. Allo stato attuale, e contrariamente agli anni precedenti
rispetto a questo periodo, non sono ancora stati rinnovati.
Piuttosto, si è detto che occorre ridurre drasticamente le spese.
Elegante perifrasi da leggersi
voce L: licenziamento. L'ipotesi, è fino a prova contraria, che
oberare di una mole di lavoro insostenibile redazionale e on line,
sarebbe un ottimo incunabolo per smantellare tutto più in fretta.
«Abbiamo incluso nel Dizionario i primi imprenditori, e conservato
la memoria di importanti sindacalisti. Abbiamo intuito la statura
artistica dei primi fotografi e l'estro di chi ha fatto della moda
la sua professione. Il Dizionario ha accompagnato la storia degli
italiani, e gli italiani nella storia», argomenta il professor
Caravale. In ogni università del mondo, il Dizionario biografico è
stato fedele compagno di tesi e dottorati perché di fatto è un'opera
unica e irripetibile. Di molti personaggi minori è l'unica fonte
conoscitiva. Gherardo da Cremona, ad esempio. Studioso medievale che
varò la formula del pi-greco , di cui oggi sapremmo poco o nulla.
Tutt'altro progetto, rispetto a Wikipedia. Ma non in senso
spregiativo, si badi. Ma perché il Dizionario è complementare al
sapere partecipativo, nella misura in cui si rivolge a quello
specialistico, insostituibile per il progresso degli studi. «Un
gruppo di trenta persone è paragonabile a una Cadillac in tempi in
cui dobbiamo adattarci alla Punto», ha chiosato il presidente Amato,
arrotando la scure.
E così, mentre la Salerno-Reggio
Calabria, quella vera, continua a restare incompiuta, si accorcia la
vita all'eccellenza italiana. Strategia della fermezza, nessuna
trattativa. E' la cultura crapulona, la vera piaga. Abbasso gli
spreconi e gi botte agli operai. Quelli che, per fabbricare le poche
Cadillac di questo Paese, una Punto non potranno mai permettersela
neppure a rate.
Tagliare il Dizionario equivale a infliggere
un duro colpo alla stessa identità nazionale
Una gloriosa tradizione da
Gentile a Amato (escluso)
di Gabriella Mecucci
La Treccani liquida il Dizionario
biografico degli italiani. E questa la decisione presa da Giuliano
Amato che infligge così un duro colpo a una delle più prestigiose
istituzioni culturali italiane. Un colpo che riguarda la stessa
identità nazionale: è stato lì infatti che, durante il fascismo, si
è svolto il più importante confronto fra intellettuali dell'epoca.
Un luogo, dove - nonostante alcune interferenze del regime, che pure
ci furono - fu possibile una collaborazione fra intellettuali
fascisti ed antifascisti. La Treccani venne fondata da Giovanni
Treccani, un industriale tessile vicentino e l'idea nacque quando
questi, diventato senatore, incontrò Giovanni Gentile. Il progetto
sgorga dunque dal rapporto fra un grande filosofo e un imprenditore
mecenate. La partenza fu subito buona e il cammino è stato lungo e
glorioso. L'atto costitutivo dell'istituto venne fatto a febbraio
del 1925. Fra i fondatori, insieme a Treccani, c'erano personalità
di grande spicco e non tutte riconducibili al fascismo: il direttore
scientifico era sì Giovanni Gentile che diventerà ministro della
Pubblica Istruzione durante il Ventennio, ma c'era anche uno storico
come Gaetano De Sanctis, che fu uno dei professori a non giurare
fedeltà al fascismo, e ancora: Luigi Einaudi, che diventerà
presidente della Repubblica italiana dopo il ritorno della
democrazia, l'economista Angelo Sraffa, il giornalista Ugo Oietti.
C'erano naturalmente anche personaggi organici al regime: ministri e
amici di Mussolini. Il livello culturale rimase comunque sempre
altissimo. La più importante produzione della Treccani fu la
gigantesca enciclopedia che ormai è composta da 62 volumi per 56mila
pagine. Nel 1925 si iniziò a pensare - su sollecitazione di Gentile
- anche ad un Dizionario degli italiani. In realtà l'opera prese il
via nel dopoguerra e solo nel 1960 uscì il primo volume. Ad oggi le
schede biografiche sono arrivate alla lettera M e Giuliano Amato,
presidente della Treccani, ha deciso che a farle, da ora in poi,
siano studiosi volontari, cioè non pagati. Tutto gratis, dunque,
perché alla Treccani il piatto piange. Ma questo non potrà non
provocare un abbassamento della qualità del prodotto. Non è inutile
ricordare che all'opera hanno collaborato grandi intellettuali
italiani quali Giulio Carlo Argan, Norberto Bobbio, Renato Dulbecco,
Carlo Rubbia, Carlo Azelio Ciampi, Federico Caffè, Ranuccio Bianchi
Bandinelli, Piero Toesca, Gioacchino Volpe. Non mancano nemmeno
stranieri di primissimo ordine: da Levi Strauss a Le Goff. Dare un
colpo, come sembra voler fare Giuliano Amato, alla Treccani
significa distruggere almeno una parte della storia più gloriosa del
nostro Paese. Una storia che è sopravvissuta al crollo del fascismo,
pur essendo iniziata da esso. Sul dibattito interno alla Treccani e
sul livello di autonomia che gli intellettuali godevano, sono state
fatte numerose ricerche. I più hanno sostenuto che il regime ha
sempre tenuto la mano leggera nei confronti dell'Istituto, lasciando
a Giovanni Gentile una buona dose di autonomia nel guidarlo,
tantoché il filosofo fece collaborare un secondo professore che non
aveva giurato fedeltà e cioè l'arabista Giorgio Levi della Vida.
Dopo il Concordato, però, fu la Chiesa ad esercitare, in alcuni
momenti, pressioni e atti censori sino a chiedere la mutilazione di
alcuni scritti. Naturalmente, «tagliare il Dizionario, non significa
tagliare tutta la Treccani, ma quest'opera fu proprio voluta per
costruire una sorta di mappa degli italiani che avevano, in
qualunque campo, contribuito a fare la storia dell'Italia. Lasciarla
in mano ad una conduzione artigianale, fondata sulla buona volontà
tradisce il senso stesso dell'opera che costituisce anche un
elemento identitario per l'intero Paese. Non si capisce perché di
fronte a tante difficoltà dell'istituto non intervenga con decisione
e prontezza il ministero dei Beni culturali. La Treccani e il suo
Dizionario sono un bene culturale del nostro Paese a pieno titolo. E
come se non riparassimo la Basilica dell'Aquila, danneggiata dal
terremoto.