Come non
fosse accaduto nulla, a Palazzo Mattei. Le
alte sfere della Treccani non sembrano
scalfite dalla grandinata di critiche
piovuta in questi giorni sul nuovo progetto
del presidente Giuliano Amato riguardo al
Dizionario Biografico degli italiani.
Appelli firmati da tremila studiosi, l'
indignazione di Italia Nostra e delle
principali associazioni degli storici,
perfino un' invettiva di Carlo Ginzburg che
ha liquidato il piano come "un atto di
incultura". Niente sembra turbare l'
amministratore delegato Franco Tatò, che
procede imperterrito nella strada dei tagli
e del contenimento dei costi. Nessun
arretramento da parte del presidente della
Treccani, il quale si mostra anche un po'
risentito. «È la prima volta, nella mia
lunga vita all' interno della comunità
scientifica, che vedo scambiare un normale
call for papers per un appello a improbabili
storici volontari, che vorrei sostituire
agli storici veri con l' effetto di
abbassare la qualità dell' opera. Non sta né
in cielo né in terra». Tuttavia sempre più
incerto appare il destino del Biografico, la
più grande autobiografia nazionale che nella
sua storia accidentata finisce per
riflettere esemplarmente la fragile identità
italiana.
L' ordine
di servizio di Franco Tatò, recapitato
giovedì in redazione,è piuttosto esplicito.
Si articola in due parti distinte: la prima
è una sostanziale critica all' opera finora
svolta, la seconda illustra il progetto
anticipato martedì su Repubblica da Amato
(la preparazione del lemmario, la sua
trasposizione in rete con l' appello a tutta
la comunità degli storici per ottenere l'
adozione di una o più voci, la permanenza
della redazione del Biografico, incaricata
di valutare ed editare i testi pervenuti,
sostituirli in caso di inadeguatezza). Ma il
passaggio critico è l' annuncio a partire
dal prossimo gennaio della «riduzione delle
collaborazioni redazionali in base a un
piano di contenimento dei costi». Le teste
tagliate saranno compensate «da una maggiore
efficienza resa possibile dall' utilizzo del
sistema editoriale informatizzato», ossia la
banca dati dell' Enciclopedia. Il
Dizionario, ricorda Tatò, produce una
perdita di circa seicentotrentamila euro
annui, con costi redazionali di circa un
milionecinquantamila euro. Urge dunque il
ridimensionamento. Un annuncio secco, quello
dell' amministratore delegato, che non fa
che alimentare le paure rimbalzate in questi
giorni in rete sul destino dell'
autobiografia degli italiani.
Anche
dentro la Treccani prevale la perplessità.
«L' ordine di servizio di Tatò non si
concilia con il progetto annunciato da
Amato», dice il direttore del Biografico,
Mario Caravale. «Possiamo immaginare la mole
dei materiali che affluirà alla Treccani
dall' appello online: contributi di qualità
certamente non omogenea. Quando sempre su
internet è comparso quest' anno l' appello
sui personaggi da biografare,è venuto fuori
di tutto: anche il nonno o il trisavolo
ritenuti in buona fede titolari di vite
illustri. Dunque i saggi che arriveranno
spontaneamente in redazione dovranno essere
sottoposti a un attento vaglio critico dei
nostri specialisti. Ma questo accresciuto
carico di lavoro non viene preso in
considerazione da Tatò, che annuncia i tagli
e interviene anche nel merito dei criteri
dell' opera». L' ordine di servizio richiama
"la difformità di lunghezza di alcune voci"
e il "mancato rispetto delle norme
gerarchiche tipico di un' opera Treccani",
valutazioni che secondo Caravale attengono
al consiglio scientifico della Treccani, non
alla sua amministrazione. «Io ho l'
impressione che si voglia cambiare la
procedura del Biografic o, all' interno di
un cambiamento complessivo della
Enciclopedia Treccani: il nuovo indirizzo è
quello di indebolire le redazioni
affidandosi prevalentemente a service
esterni. Ma si dimentica che l' unico
strumento per mantenere la qualità è proprio
la redazione».
«Noi non
siamo Wikipedia né "figli di una
cooperativa"», interviene da Madrid Tullio
Gregory, lo studioso che meglio interpreta
l' anima della Treccani. «Noi ci assumiamo
la responsabilità di quel che pubblichiamo.
Per questo è necessaria una griglia
scientifica, che va fortificata, non
indebolita». Secondo Gregory il
potenziamento della redazione del Biografico
è l' unica condizione perché il progetto di
Amato possa funzionare. «Quanto più cresce
il materiale da filtrare tanto più deve
crescere l' équipe che filtra». Ma il metodo
call for papers proposto dal presidente è
convincente? «Io vorrei fare un altro genere
di call, ma intanto mi lasci spiegare. Il
call for papers è l' appello che si fa
circolare nella comunità scientifica per la
preparazione di un convegno. Un sistema che
- nel caso del Biografico - potrebbe andare
bene soltanto per i personaggi ignoti, ai
quali può contribuire qualche storico
locale. Ma il call for papers per Gioachino
Rossini o Giuseppe Verdi mi lascia un po'
perplesso. Chissà quanti melomani dilettanti
sono pronti al richiamo: il solo pensiero mi
terrorizza».
Quale
altro genere di "chiamata" potrebbe essere
più efficace? «Io proporrei un altro "call"
per banchieri, imprenditori, uomini della
finanza che volessero adottare il Biografico
investendo nella cultura», dice Gregory.
«Per il restauro è diffuso questo
mecenatismo: perché non tentare per il
nostro Dizionario, che è un' opera nazionale
di straordinaria rilevanza? O - visto che si
devono usare i sistemi di rete - perché non
chiedere agli italiani di versare tramite
sms uno o due euro per l' autobiografia più
completa e qualificata di cui possono
fregiarsi? Noi abbiamo l' obbligo di
garantire l' alta qualità del Dizionario. Se
si pensa invece di usare la rete per
attingervi le biografie, ricordiamoci cosa
dice Starobinski». Cosa dice l' illustre
critico? «Che la rete un po' è la Biblioteca
di Alessandria, un po' la Cloaca Massima:
bisogna essere molto prudenti».
SIMONETTA FIORI