Il colloquio Il mercato e il futuro del dizionario: incontro con l' amministratore delegato della Treccani
«Il Biografico? Opera fuori dal tempo»
Franco Tatò: l' enciclopedia cartacea perde terreno, ci sono altre fonti
ArmandoTorno
Incontriamo Franco Tatò, amministratore delegato della Treccani. Il motivo, a dire il vero, avrebbe dovuto essere lontano dalle polemiche editoriali di questi giorni causate dal Dizionario biografico degli italiani, giacché l' appuntamento era dedicato ad altro, non escluso il parlare di Francesco Giuseppe (Tatò possiede un ritratto dell' imperatore in divisa da ussaro ungherese). Ma non potevamo permetterci il lusso di ignorare il caso culturale del giorno e gli abbiamo rivolto qualche domanda. Riportiamo stralci e sintesi di quanto ci ha confidato (per Francesco Giuseppe preferiamo rimandare alla prossima volta). Sul Dizionario, che è ormai arrivato al 74° volume, o meglio sta completando la lettera M, Franco Tatò ci fa notare che si tratta di un' opera con tutti gli acciacchi del caso. Se si fosse chiusa in quattro o cinque lustri, ovvero alla fine degli anni Settanta o poco dopo, sarebbe diventata un monumento per l' Italia e il documento di un metodo storico. Ora, dopo quasi mezzo secolo, non si «vede la fine» e, anche se si arrivasse a chiuderla, «tanti italiani illustri sarebbero morti nel frattempo». In sostanza, anche se si completasse in un ragionevole numero di anni, bisognerebbe poi ricominciare subito con gli aggiornamenti, che - ricorda Tatò - «sarebbero quasi una nuova opera». Un suo quesito, che si è posto più volte durante la conversazione: è concepibile un' impresa editoriale del genere senza illustrazioni? E ancora ci sembra corretto riportare queste sue osservazioni: «È un' opera ormai fuori dal tempo e l' insistenza a voler continuare a scriverla con metodi antichi la rende economicamente insostenibile». Insomma, un' impresa del genere, che conserva tutti i pregi della cultura tradizionale, non soddisfa chi ha bisogno di dati immediati, aggiornatissimi, in continua evoluzione. Del resto, Tatò ricorda che il sistema editoriale Treccani - forte di una immensa banca dati - non viene sfruttato dal Dizionario biografico. La sua, sottolinea, non vuole essere una risposta a coloro che lo difendono e a quei professori che alle voci hanno dedicato la vita, ma ricorda che nel mondo dell' editoria «i criteri sono cambiati». Nessuna istituzione ha mai adottato il Dizionario, nonostante i numerosi appelli, e le vendite non gli hanno consentito una vita autonoma; non c' è lo Stato, mancano i clienti. Quando gli chiediamo qualcosa dell' ingranaggio, Tatò ricorda che al Biografico si sono «sempre rifiutati di chiudere un lemmario», anzi esso è continuamente aperto; per questo, e per altri simili motivi, non si sono stabiliti dei criteri gerarchici, e ogni anno si programmano quei volumi che si desiderano realizzare nel breve periodo. Le conseguenze? Riportiamo una sua frase: «Lentamente il Dizionario è invecchiato, perde circa 630 mila euro l' anno e ne costa un milione; di ogni volume vendiamo circa 2 mila copie, a pacchetti di cinque, a clienti in buona parte istituzionali». Nel 2008, per spiegare con un dato la situazione, se ne sono vendute soltanto due collezioni complete. Tra l' altro, è già tutto online, e in rete ci sono anche le biografie scritte per le altre opere Treccani, a volte compilate da studiosi più illustri dei personaggi a cui hanno dedicato il loro lavoro. «La proposta di Amato e la mia?». Tatò non usa circonlocuzioni: «Chiudere il lemmario (la redazione si è impegnata a farlo entro il 15 gennaio, data nella quale si saprà quanto e quello che manca) e, come si è detto, rivolgersi agli studiosi e invitarli ad adottare una voce. Poi un cuore redazionale di poche persone farà la selezione di chi si propone. Le biografie più importanti, vagliate da un comitato di esperti, verranno affidate a specialisti; quelle brevi non saranno trascurate dal punto di vista scientifico. In questo modo vedremo le dimensioni, i tempi; la versione cartacea non morirà, ma potrebbe essere stampata in base alle richieste, risparmiando i costi astronomici dei magazzini». La crisi del Dizionario, anche se non lo si ricorda volentieri, è quella che sta attraversando l' editoria cartacea. Che fare? Per Tatò «non ci sono ricette, anche in Paesi più avanzati dove l' abitudine alla lettura ha dati doppi o tripli di quelli italiani, e si deve per il momento navigare a vista». Certo, abbiamo però «di fronte il modello di quanto è successo con l' industria musicale: non è morto il cd, ma un sacco di aziende che lo producevano; e questo in un' epoca che ha visto una forte espansione di richiesta». Il mercato a pagamento della musica online è immenso, ma alcuni marchi storici, con cataloghi mozzafiato, si sono polverizzati in brevissimo tempo. E la soluzione, in tal caso, non è venuta da un editore di questo ambito, ma da Apple. Ora - nota Tatò - anche una serie di autori di notevole diffusione si rivolge direttamente al pubblico, da King a Dan Brown; l' Einaudi, d' altra parte, è arrivata a pubblicare libri tratti dai blog, nati da associazioni di scrittori. Poi, alcuni pensieri finali di Tatò: «Il fenomeno Google potrebbe avere lo stesso effetto sull' editoria di quello che Apple ha avuto nel mondo musicale: un nome ha 100, 1.000 risposte, tutte immediate. La richiesta di sapere e di informazione è aumentata, ma l' enciclopedia cartacea perde sempre più spazio e il pubblico ha scoperto altre fonti. Notizie sicure? Wikipedia inglese supera 2 milioni di voci, è un giacimento incontrollato e immenso, ma alcune sono ottime e non poche offrono dati attualissimi, che non possono essere registrati con la stessa velocità da opere tradizionali. La morte del libro non è subitanea: rimarranno quelli d' arte per esempio, ma i romanzi e i saggi conosceranno tempi movimentati. Si consolideranno realtà online e si stamperanno copie su richiesta. L' editoria è in espansione e quella cartacea non è più il modo ma un modo per rispondere alle esigenze».

