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DIZIONARIO BIOGRAFICO

DEGLI ITALIANI

 

 

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"Corriere della Sera", 27 ottobre 2009, p.43

Parlano Sandro Petruccioli, Antonio Giuliano, Mario Caravale. "Sbagliato privilegiare il profitto"

«Non si chiude una biblioteca»

La protesta per il «Biografico»: la Treccani è cultura, non mercato.

di Antonio Carioti

 

L’appuntamento è per dopo-domani. Giovedì 29 ottobre si riunisce il consiglio d'amministrazione dell’Istituto dell'Enciclopedia italiana e forse si capirà se la Treccani vuole andare avanti nel progetto di trasformazione del Dizionario biografico degli italiani che tante perplessità ha suscitato fra gli studiosi. Di fronte all'intenzione, manifestata dal presidente dell'istituto Giuliano Amato e dall'amministratore delegato Franco Tatò di ridurre drasticamente i costi, affidando la stesura delle nuove voci a studiosi volontari che lavorino a titolo gratuito, quanto peseranno le tremila firme raccolte su Internet dall'appello che chiede la prosecuzione dell'opera con i criteri attuali?

Secondo Sandro Petruccioli, docente di Storia della scienza che ha diretto opere importanti per la Treccani, «le obiezioni della comunità scientifica sono legittime». A suo avviso, dal Biografico «non ci si possono aspettare ritorni economici straordinari, ma il nostro Paese può permettersi di spendere un milione di euro l'anno per un'opera di rilevante valore culturale, che è un modello per la ricerca storiografica».

Analoga l'opinione dell'accademico dei Lincei Antonio Giuliano, professore di Archeologia e di Storia dell'arte greca e romana: «ho firmato senza esitazione l'appello per il Biografico. Se nel campo della cultura valesse la logica di mercato, dovremmo chiudere gli archivi e le biblioteche, che non possono certo produrre profitti e sono un passivo per il bilancio pubblico. Non si può interrompere o stravolgere un'opera di cui esiste l’equivalente in tutti i grandi Paesi. Ci sono dizionari biografici per la Francia, la Germania, la Gran Bretagna: mi sembra ragionevole che lo Stato si accolli l'onere della sua realizzazione per l'Italia. Una nazione ha il dovere di illustrare i suoi personaggi di maggiore spicco».

Petruccioli riconduce la questione a un dilemma molto netto: «La Treccani vuol essere un istituto culturale o una casa editrice? Se vale la seconda ipotesi, si scelgano le prospettive migliori per attuarla; ma la Treccani ha portato nella cultura italiana qualcosa di diverso già dal progetto originario di Giovanni Gentile. E questo deve essere tenuto presente, anche se si vuole rientrare in una logica aziendalistica. Le redazioni erano il cuore dell'Enciclopedia, questa era l'ultima. Evidentemente si vuole ricondurre alla normalità aziendale anche il Biografico».

In effetti la redazione non pare avere di fronte prospettive felici. Si tratta di 27 persone, delle quali soltanto tre sono dipendenti della Treccani, mentre le altre lavorano con contratti annuali. La maggioranza dei redattori ha altre occupazioni, ma per alcuni questo impegno è l'unica fonte di reddito. E non si tratta certo di retribuzioni favolose: in genere siamo sotto i 1200 euro mensili netti, senza tredicesima.

Comunque il direttore della redazione, il giurista Mario Caravale, si dice disponibile a collaborare per abbassare i costi: «Più volte ci è stata prospettata l'esigenza di fare economia e noi l'abbiamo accolta. Abbiamo predisposto un documento che propone una serie di misure per contenere gli oneri senza incidere sul lavoro redazionale, ma ancora non c'è stata la possibilità di discuterne con Amato e Tatò. Si tratterebbe di un taglio di spese per circa 200 mila euro all'anno, secondo le richieste che ci sono state rivolte».

Al «Corriere» però Tatò ha parlato di un deficit ben maggiore, 630 mila euro annui, che renderebbe inevitabile il ricorso a collaboratori volontari. «Mi pare un'idea leggermente ridicola - obietta Giuliano - che tra l'altro rischia di sacrificare i personaggi minori, mentre il Biografica è importante soprattutto perché fornisce conoscenze attendibili su figure poco note, che non devono essere dimenticate».

Caravale invece non è pregiudizialmente contrario al progetto di Amato e Tatò: «Però - aggiunge - bisogna mettersi nelle condizioni per attuarlo seriamente. Se ci si affida a disponibilità volontarie per scrivere le nuove voci diventa ancora più necessario un controllo accurato per garantire che lo standard scientifico dell'opera resti elevato. In questo caso li lavoro di vaglio della redazione assumerebbe un'importanza superiore: invece di indebolirla occorrerebbe rafforzarla».