"La Repubblica", 28 ottobre 2009, p.
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TRECCANI LA RESA DEI CONTI.
COSTI, RICAVI E LITIGI
di SIMONETTA FIORI
E se in gioco non fosse soltanto
il Dizionario Biografico degli Italiani, l'autoritratto nazionale
più rigoroso tra le opere dello stesso genere in circolazione in
Europa? Se in gioco fosse il destino stesso della Treccani, la più
prestigiosa istituzione culturale italiana? In attesa del consiglio
d' amministrazione, programmato per domani, nell' augusta cittadella
di piazza dell' Enciclopedia Italiana si rincorrono interrogativi e
timori, alimentati in questi giorni dal nuovo progetto sul
Biografico illustrato da Giuliano Amato e soprattutto dall' ordine
di servizio dell' amministratore delegato Franco Tatò, che annuncia
i tagli alla redazione e muove pesanti critiche alla biografia
nazionale.
Il clima nella redazione del
Biografico è cupo ma non rassegnato. Al terzo piano di Palazzo
Mattei prevale il convincimento che, impoverendo la grande opera
nazionale, la Treccani finirebbe per annullare "la sua stessa
ragione sociale". «In base a una legge del 1925», dicono i
redattori, «la Treccani è un istituto di interesse nazionale, la cui
ragione di esistere è stata fissata nella produzione dell'
Enciclopedia Italiana e del Dizionario Biografico. Negli anni
Ottanta l'Istituto è diventato una spa, con tutti i vincoli
derivanti, primo fra tutti l' obbligo di fare profitti e non
perdite. La sua esistenza avrebbe ancora un senso se la Treccani spa
riuscisse a produrre utili tali da poter coprire, senza patemi, le
perdite - tutto sommato abbastanza modeste - del Biografico fino
alla fine dell' opera». Questo però non accade. «Allora l'Istituto
deve prendere atto di tale situazione e, per non venir meno alla sua
stessa ragione di esistere, deve adoperarsi per coprire l'attuale
indebitamento del Biografico. In che modo? Incentivando le vendite,
ottenendo sponsorizzazioni, incrementando i ricavi degli altri
prodotti e anche ritagliando parte dei costi senza però modificare
la natura dell' opera, che corrisponde all' obiettivo di cultura
previsto dall' atto di fondazione». Se questo non fosse possibile,
aggiungono gli agguerriti paladini dell'autoritratto nazionale,
«sarebbe necessario promuovere una fondazione, con la partecipazione
di Camera e Senato, Università, presidenza della Repubblica, Banca
d' Italia, anche degli azionisti della Treccani». Alla fondazione,
in sostanza, spetterebbe la parte istituzionale, "di servizio"; alla
Treccani spa, la casa editrice propriamente detta.
Tra gli argomenti usati da Tatò
per mettere in discussione il Biografico figura la sua perdita
quantificata intorno ai seicentotrentamila euro annui. Una perdita
contenuta, obiettano i redattori, se paragonata al fatturato annuo
dell'Istituto che è di 63 milioni 296 mila euro, ossia poco meno
dell' uno per cento. «L'onere complessivo, a opera completata,
sarebbe inferiore a 10 milioni di euro. Questa cifra oltre tutto
potrebbe sensibilmente scendere passando alla vendita diretta
(eliminazione degli agenti mediatori) per abbonamento e aumentando
con vari incentivi il numero di abbonati». Il costo del Biografico è
stato indicato intorno al milionecinquantamila euro all' anno, ossia
il 2,2 per cento dei costi complessivi della Treccani, che nel
bilancio del 2008 risultano intorno a 48 milioni 220 mila euro. Se
ci fermiamo ai costi della redazione del Biografico, le cifre sono
piuttosto austere: ventisette persone, studiosi di prim' ordine, con
compensi che si aggirano mediamente intorno ai milleduecento euro al
mese, incluso lo stipendio del direttore Caravale che guadagna all'
anno 34 mila euro lordi. Compensi, fanno notare alla Treccani,
distanti dagli stipendi dei cinque dirigenti che hanno continuato a
prendere premi di produzione fino al marzo di quest' anno, mentre si
programmava per la redazione lo stato di mobilità e i contratti di
solidarietà (altro discorso per Giuliano Amato, che ha rinunziato al
suo stipendio di 150.000 euro all'anno). Con questa incidenza, vale
la pena distruggere o ridimensionare un' opera celebrata dall'intera
comunità scientifica come la migliore nel mondo? In una lettera ad
Amato, il direttore Caravale suggerisce tagli che riguardano la
stampa e i caratteri, senza toccare la redazione. Ora è attesa una
risposta del presidente.
Le spese in sostanza non sembrano
giustificare la scure di Tatò sul Biografico, soprattutto se si
aggiunge che una voce del dizionario - saggi critici, non semplici
cronologie- viene pagata quarantuno euro a cartella. La paura
diffusa è che si voglia cambiare radicalmente la natura dell' opera
nazionale, come è accaduto in altre sezioni dell' Enciclopedia,
ormai quasi completamente affidate a service esterni. Di redazioni,
nelle stanze della Treccani, ne sono rimaste poche. Il palazzo di
piazza Monte dei Cenci appare completamente svuotato. Per l'
attività editoriale sono ormai prevalenti gli appalti esterni: "Alicubi",
"Ervin", soprattutto "Marchesi Grafiche Editoriali", che sia detto
per inciso stampa anche la rivista Italianieuropei (rivista di cui è
direttore responsabile Massimo Brai, il dirigente della Treccani
considerato a Palazzo Mattei il principale artefice del "nuovo
corso"). Tra gli altri appalti risultano anche la "Sec" per la
"comunicazione" e i "comunicati stampa" (alla Treccani esiste già la
struttura Relazioni esterne), "Cultur-e" per la gestione, promozione
ed elaborazione contenuti del nuovo Portale, "Engineering" per il
Sistema di produzione redazionale: questi ultimi due appalti,
assicurano all' interno della Treccani, occupano una voce importante
del bilancio.
Intanto continuano a piovere in
redazione le lettere di solidarietà di molti studiosi. «Nessuna
ricerca sulla storia e sulla cultura italiana», sostiene Adriano
Prosperi, «può fare a meno del Biografico. Qualunque forma di
riduzione del controllo scientifico e dell' impegno istituzionale e
finanziario rappresenterebbe un colpo mortale a un' impresa che oggi
fa onore alla ricerca italiana», ma che domani si potrebbe
rovesciare «nel simbolo stesso della tragica mancanza di serietà
come maledizione ricorrente nella storia del nostro popolo». Parole
non lievi su cui domani dovrà riflettere il consiglio
d'amministrazione.