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"Il Giornale", 29 ottobre 2009:
LA TRECCANI TEMPOREGGIA. E IL "BIOGRAFICO" RIMANE
FERMO
di L.M.
Quel romanzo «epico» nazionale che è il Dizionario Biografico degli
Italiani continua a essere fermo al volume 74, lettera “M”. Ma da
oggi ha un capitolo in più. La storia editoriale più prestigiosa e
accidentata della cultura italiana continua... Ieri il Consiglio di
amministrazione dell’Istituto Treccani, conclusosi nel tardo
pomeriggio e che avrebbe dovuto decidere sulla sorte dell’opera
monstrum (continuazione con gli stessi criteri? Richiesta di aiuto a
collaboratori tramite web sul modello Wikipedia? Nuove forme di
finanziamento?) ha deciso di non decidere. O, perlomeno, di
temporeggiare. E il Dizionario, investito negli ultimi giorni da
pesanti polemiche dopo l’annuncio di nuovi progetti per cercare di
accelerare la realizzazione di un’opera che si trascina da mezzo
secolo e si sperava potesse concludersi nel 2011 per il 150°
anniversario dell’Unità d’Italia, rimane fermo. Verso sera, dagli
uffici di Palazzo Mattei a Roma, l’unica indiscrezione che filtra è
che la comunicazione sulle decisioni prese in merito al destino del
Biografico arriveranno la prossima settimana. Prima di allora,
bocche cucite.
Il monumentale Dizionario Biografico, che l’attuale presidente
dell’Istituto Treccani, Giuliano Amato, con raro senso
dell’autoironia ha definito «la Salerno-Reggio Calabria della nostra
storia culturale», illustra vita e opere di uomini e donne che hanno
lasciato un segno nella storia artistica, politica, religiosa e
scientifica d’Italia dal V secolo d.C. a oggi (ma già morti, motivo
per cui non si trovano, ad esempio, Carlo Bo o Italo Calvino, ancora
in vita quando furono compilate le lettere «B» e «C»): iniziò le
pubblicazioni nel 1960, concepito da storici del peso di Federico
Chabod, Luigi Salvatorelli, Alberto Maria Ghisalberti, e prevede 110
volumi (siamo arrivati al 74°), 35mila biografie, 80mila pagine. Un
monumento della cultura che costa un milione all’anno, perdendo
600mila euro. Per quello che è, un’inezia.
"Il Giornale", 30 ottobre 2009:
Intervista a Galli Della loggia
Ernesto Galli Della Loggia è uno dei più noti intellettuali
italiani. Storico e giornalista, è membro della Sissco, la società
italiana per lo studio della storia contemporanea. Lo abbiamo
intervistato a proposito della travagliata situazione della
Fondazione Treccani.
Professor Galli Della Loggia, che ne pensa dell’affaire Treccani e
della situazione di stallo del Dizionario Biografico?
«Penso che il Dizionario andrebbe portato a termine a tutti i costi.
È una grande opera e la Treccani è una grande istituzione che
purtroppo è stata distrutta dalla classe politica italiana.
Un’azione di demolizione iniziata durante la Prima repubblica e
terminata con la Seconda. E le colpe non sono ascrivibili a un solo
schieramento politico».
Possibili soluzioni?
«Vedrei con favore un intervento finanziario del governo e ha
ragione Amato quando dice che per prima cosa serve un piano
dell’opera che fissi definitivamente il numero dei lemmi.
Trascinando il Dizionario per quasi cinquant’anni il risultato è
stato inevitabilmente la proliferazione delle voci».
E l’idea di far collaborare studiosi esterni a titolo gratuito?
«Questa secondo me è un’idea irrealizzabile. È bella, ma non può
funzionare».
Ci sono anche problemi nella composizione dei comitati scientifico e
direttivo... Guardando l’organigramma della Treccani e di
Italianieuropei ci sono molti nomi che si ripetono. Si potrebbe
parlare di un feudo dalemiano...
«Questo lo dica al ministro Bondi. Un governo di centrodestra
dovrebbe chiedere conto della situazione. Magari, se ne ha, potrebbe
proporre dei nomi altrettanto autorevoli...».
Non si rischia lo spoil system?
«Lo spoil system è sempre sbagliato. Gli studiosi dei Lincei hanno
un sistema di cooptazione e lì la politica non mette mano. Dove ciò
non avviene si deve andare verso scelte condivise. Con questo, mi
intenda, io non credo che Italianieuropei sia la Falange tebana che
occupa tutto. Semplicemente a Italianieuropei hanno chiamato gli
intellettuali di sinistra più di prestigio, che ci andranno sì e no
una volta l’anno, e gli stessi intellettuali sono stati poi
“utilizzati” anche altrove».
Ma così ci sono sempre gli stessi nomi...
«Questo è un problema del Paese, non solo della Treccani. C’è un
sistema gerontocratico fatto in maniera che chi accumula cariche non
la finisce più. Ed è chiaro che la politica dovrebbe intervenire a
frenare il fenomeno, ma in primo luogo nel caso della Treccani è
importante finanziare le opere in modo adeguato».
Come mai tutti i governi sono restii a investire in cultura?
«Elettoralmente lo ritengono un investimento poco pagante, una di
quelle cose che non portano voti. Eppure per un governo di
centrodestra, che parla sempre di radici culturali italiane, la
Treccani dovrebbe essere una priorità».
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