SALVIAMO IL

DIZIONARIO BIOGRAFICO

DEGLI ITALIANI

 

 

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"L'Unità", 4 novembre 2009, p. 37

«Il Biografico va salvato: ecco come finanziarlo» - Intervista a Tullio Gregory

di Stefano Miliani

Non esiste solo la via tracciata dal presidente della Treccani Amato e dall’amministratore delegato Tatò per il «Biografico» degli italiani, quella che vuole chiamare tramite internet gli storici a contribuire al dizionario tagliando tempi di lavoro e la redazione. Se il presidente del Gramsci e membro del cda Giuseppe Vacca pensa a una commissione di alte personalità che ne ammetta conti relativamente in rosso e ottenga così più finanziamenti pubblici, il filosofo Tullio Gregory, una figura-guida dell’Enciclopedia stessa, propone che ambasciate, consolati e comuni si impegnino a sottoscrivere, cioè acquistare, il Biografico.

Allora professor Gregory, qual è la sua idea?

«Mi pare molto semplice. Se i ministeri dell’Interno, dei Beni culturali e degli Esteri invitassero in modo perentorio ambasciate, consolati e Comuni a sottoscrivere per il Biografico lo Stato non verserebbe nulla, l’intervento pubblico sarebbe indiretto, frazionato, ogni ente darebbe intorno ai 500 euro e diffonderemmo di più questo strumento di conoscenza. Al “call for papers” di Amato rispondiamo con “call for euros”».

Lui ha detto che è un’opera senza fine.

«Sì, ha problemi e ritardi, vanno stretti i tempi di produzione, qui concordo, però dobbiamo tenere alto il livello scientifico. Le voci spesso sono vere monografie dei migliori specialisti che non si raccolgono per strada, si ottengono su commissione. E i redattori le verificano parola per parola».

Sempre Amato denuncia grossi buchi, nelle voci, e vuole un lemmario completo che dica ora chi va «biografato».

«Periodicamente si fanno aggiornamenti, ci sarà sempre una percentuale mancante. Lui ha ragione piena a voler chiudere il lemmario e sapere quanto ci vuole a finirlo, ma non possiamo affidarci genericamente a una chiamata agli studiosi. Non immagina quanti ci scrivono perché manca il loro bisnonno».

La perdita finanziaria?

«Non mi pare stratosferica una perdita di 600mila euro su 73 milioni di bilancio della Treccani».

Sono stati cercati sponsor?

«Ritengo di no. Se si trovano per l’arte dobbiamo imparare a trovarne per la nostra enciclopedia».

La Treccani ha un problema come istituto?

«No. Sta per uscire il XXI secolo, sei volumi sugli anni dal 2000 a ora di altissimo livello scientifico. La prima tiratura di 4-5 mila copie è già esaurita prima di essere consegnata. E i dizionari vanno benissimo». ROMA smiliani@unita.it

4 novembre 2009 pubblicato nell'edizione Nazionale (pagina 37)