«Il Biografico va salvato: ecco come finanziarlo» -
Intervista a Tullio Gregory
di Stefano Miliani
Non esiste solo la via
tracciata dal presidente della Treccani Amato e
dall’amministratore delegato Tatò per il «Biografico»
degli italiani, quella che vuole chiamare tramite
internet gli storici a contribuire al dizionario
tagliando tempi di lavoro e la redazione. Se il
presidente del Gramsci e membro del cda Giuseppe Vacca
pensa a una commissione di alte personalità che ne
ammetta conti relativamente in rosso e ottenga così più
finanziamenti pubblici, il filosofo Tullio Gregory, una
figura-guida dell’Enciclopedia stessa, propone che
ambasciate, consolati e comuni si impegnino a
sottoscrivere, cioè acquistare, il Biografico.
Allora professor Gregory, qual è la
sua idea?
«Mi pare molto semplice. Se i
ministeri dell’Interno, dei Beni culturali e degli
Esteri invitassero in modo perentorio ambasciate,
consolati e Comuni a sottoscrivere per il Biografico lo
Stato non verserebbe nulla, l’intervento pubblico
sarebbe indiretto, frazionato, ogni ente darebbe intorno
ai 500 euro e diffonderemmo di più questo strumento di
conoscenza. Al “call for papers” di Amato rispondiamo
con “call for euros”».
Lui ha detto che è un’opera senza
fine.
«Sì, ha problemi e ritardi, vanno
stretti i tempi di produzione, qui concordo, però
dobbiamo tenere alto il livello scientifico. Le voci
spesso sono vere monografie dei migliori specialisti che
non si raccolgono per strada, si ottengono su
commissione. E i redattori le verificano parola per
parola».
Sempre Amato denuncia grossi buchi,
nelle voci, e vuole un lemmario completo che dica ora
chi va «biografato».
«Periodicamente si fanno
aggiornamenti, ci sarà sempre una percentuale mancante.
Lui ha ragione piena a voler chiudere il lemmario e
sapere quanto ci vuole a finirlo, ma non possiamo
affidarci genericamente a una chiamata agli studiosi.
Non immagina quanti ci scrivono perché manca il loro
bisnonno».
La perdita finanziaria?
«Non mi pare stratosferica una perdita
di 600mila euro su 73 milioni di bilancio della
Treccani».
Sono stati cercati sponsor?
«Ritengo di no. Se si trovano per
l’arte dobbiamo imparare a trovarne per la nostra
enciclopedia».
La Treccani ha un problema come
istituto?
«No. Sta per uscire il XXI secolo, sei
volumi sugli anni dal 2000 a ora di altissimo livello
scientifico. La prima tiratura di 4-5 mila copie è già
esaurita prima di essere consegnata. E i dizionari vanno
benissimo». ROMA smiliani@unita.it
4 novembre 2009
pubblicato nell'edizione Nazionale (pagina 37)